giovedì, 03 aprile 2008

Periodo di concorsi questo

Ho inviato infatti una mia sceneggiatura per partecipare al concorso LAGO FILM FEST  nella sezione sceneggiature originali!

Il link alle pagine del concorso è il seguente:

http://www.lagofest.org/page.php?q=concorso&ul=02-Lff%202008

E' la prima volta che partecipo ad un concorso per sceneggiature e sono proprio curioso di vedere se e come viene valutato il mio lavoro. Confesso inoltre che sono fiducioso su un buon piazzamento della mia sceneggiatura! Staremo a vedere

postato da: peppegraceffa alle ore 17:40 | Permalink | commenti
categoria:cinema, concorsi letterari, sceneggiatura
lunedì, 10 marzo 2008

Prendo spunto da una discussione avuta su un forum per esprimere la mia opinione su una questione controversa: per diventare sceneggiatori, è necessario studiare o basta il proprio talento?

La questione è complessa perchè per fare il mestiere dello sceneggiatore non è richiesta la frequenza di una scuola o il conseguimento di una particolare abilitazione, quindi chiunque potrebbe farlo. Alcuni ritengono in ogni caso che lo studio sia fondamentale; per costorono partecipare a corsi specifici di scrittura, studiare manuali più o meno complessi è fondamentale per divetare sceneggiatori

Altri invece pensano che si possa tranquillamente prescindere dallo studio e affidarsi completamente alle proprie abilità.

La mia opinione al riguardo sta proprio nel mezzo. Ritengo infatti che lo studio sia importante per chiunque voglia cominciare una professione, anche quella dello sceneggiatore, perchè la conoscenza sta alla base di qualunque tipo di attività. Penso però che non sia necessario affidarsi completamente ai circuiti "istituzionali". A mio avviso non è necessario frequentare un corso, più o meno valido, di sceneggiatura anche se comunque la frequenza di un buon corso può per molti versi aiutare l'aspirante sceneggiatore. Tuttavia penso che i corsi, possano ingabbiare il talento di uno sceneggiatore, rinchiuderlo all'interno di gabbie strutturali, di schemi, regole e convenzioni che possono finire per limitare la creatività dello scrittore.

Ciò che conta davvero, a mio avviso, è conoscere le regole che stanno alla base della stesura di una sceneggiatura e dedicarsi ad uno studio che ciascuno può fare da sè, senza lasciarsi guidare da veri o presunti "docenti" di sceneggiatura. Leggere qualche libro sull'argomento è sempre interessante, spulciare le tecniche rivelate dai professionisti, stampare e analizzare le sceneggiature di grandi film, sono secondo me i metodi migliori per apprendere il "mestiere".

Quello che conta più di ogni altra cosa comunque, è il talento. Il talento può essere incrementato, migliorato e affinato, ma se non si ha talento, nessun corso potrà mai aiutare a diventare un bravo sceneggiatore. 

 

postato da: peppegraceffa alle ore 17:47 | Permalink | commenti (1)
categoria:cinema, fumetti, sceneggiatura
lunedì, 03 marzo 2008

Dura la vita per uno sceneggiatore di fumetti. Dopo aver pensato ad una storia, dopo averla faticosamente costruita e dopo averla trasposta su carta, si trova alle prese con un’opera perfettamente incompiuta, una storia finita e completa che necessita però di essere trasposta in disegni.

Ha finito il suo lavoro, con pazienza, fatica e dedizione, e alla fine si ritrova fra le mani solamente una bozza che qualcun altro dovrà necessariamente completare.

Questo è un pò quello che provo quando finisco una sceneggiatura per un fumetto. Un senso di vuoto che potrà essere colmato solamente se e quando un fumettista non ne avrà realizzato i disegni.

E in questo momento mi trovo proprio in questa situazione. Qualche tempo fa ho letto un breve e famoso racconto di fantascienza che mi ha molto colpito e, quasi subito, ho pensato che volevo farne un fumetto. La trasposizione in fumetto non è stata semplice date le caratteristiche particolari del racconto ma alla fine ne ho tratto una (penso buona) sceneggiatura per un fumetto breve.

La sceneggiatura è pronta, adesso non resta che trovare un disegnatore che voglia impegnarsi a realizzarla.

Trattasi di un fumetto di fantascienza di sei tavole che aspetta un bravo disegnatore per vedere la luce.

Fatevi avanti

postato da: peppegraceffa alle ore 17:37 | Permalink | commenti (1)
categoria:personale, fumetti, sceneggiatura
mercoledì, 27 febbraio 2008

Quando penso al cinema italiano degli ultimi anni mi prende un sentimento di rabbia mista a delusione e a cui si assomma una forte indignazione,

Si sente spesso parlare del fatto che il cinema italiano sia in crisi ma, se vediamo i dati sul cinema, ci accorgiamo che negli ultimi anni, c’è stato un incremento delle produzioni nostrane e anche gli incassi sono lievitati notevolmente.

I cinepanettoni riscuotono sempre grandi successi, così come i film comici e le classiche commedie. Al botteghino spesso i film italiani battono quelli stranieri ed è emblematico come ultimamente alcuni dei nostri film (Caos calmo, Parlami d’amore) riempiano costantemente le sale.

Ma se andiamo oltre le apparenze, possiamo notare l’assoluta mediocrità e decadenza del nostro cinema. I film italiani sembrano quasi tutti uguali (con poche eccezioni), affossati come sono nella proposizione dolore-cuore-amore che rappresenta la stella polare a cui guardano tutti i nostri autori. Quasi sempre sono film banali, noiosi, prolissi e che rappresentano la fiera del già visto e dello scontato. Mai uno scatto in avanti, mai un moto di libertà concettuale, mai un segno di nuova vitalità.

I dialoghi sono sempre banali e prevedibili nello sforzo costante di adeguarsi al vissuto quotidiano. Le riprese degne di un qualsiasi mestierante amatoriale, senza guizzi d’ingegno e sempre senza strafare. Effetti speciali neanche a parlarne, negati dall’appiattimento che coinvolge storie e situazioni. Attori spesso inguardabili che riescono a calcare i set solo perché amici degli amici o perché hanno venduto il loro corpo in cambio di qualche battuta. Produttori che non sanno più produrre investendo i propri soldi, ma elemosinando i finanziamenti dello stato ottenibili solo se si è parte del circuito delle amicizie giuste.

Le storie raccontate poi, rappresentano l’apoteosi dell’ovvio. Sempre e solo storie di quotidiana ordinarietà, piccoli microcosmi che non riescono mai  a trovare una dimensione più vasta. Mancano del tutto le storie di ampio respiro, le grandi avventure dell’uomo, le epopee che vanno al di là del semplice vivere quotidiano. E mancano i generi cinematografici che invece nel passato hanno avuto diritto d’asilo nel nostro cinema ma che adesso vengono costantemente ignorati a favore della solita commediola sentimental-drammatica: mancano la fantascienza, l’horror, il thriller, l’avventura, lo storico, il western, il poliziesco (con qualche rara eccezione) ecc.

Di solito evito di guardare film italiani al cinema: sono film che possono prescindere benissimo dalla sala cinematofrafica per essere tranquillamente visti in TV. E sono anche film che mi annoiano profondamente.

Quando vedo le code davanti al cinema, di ragazzine adulanti che fremono per vedere film come "tre metri sopra il cielo" e seguiti vari, mi viene lo sconforto e prenso: ne usciremo mai?

postato da: peppegraceffa alle ore 10:48 | Permalink | commenti (1)
categoria:cinema, sceneggiatura
venerdì, 22 febbraio 2008

Bruno Concina è uno dei più importanti sceneggiatori di fumetti che per circa 30 anni ha collaborato con la Disney italiana e che da questi è stato scaricato in malo modo.

Pubblico di seguito la lettera di Concina, sia per solidarietà verso un grande professionista quale è lui, sia per evidenziare i problemi che affliggono il mondo del fumetto nel nostro paese e che coinvolgono, o possono coinvolgere, tutti coloro che lavorano o che ambiscono di lavorare in questo campo.

UNA LETTERA DA BRUNO CONCINA

Venezia, 21 gennaio 2008

Carissimi,

credo di dovervi due righe di spiegazione sul perché riceverete questa lettera e la seconda, scritta col "copia-incolla" dopo di questa.
Tutti sappiamo che Topolino sta attraversando una grave crisi di vendite, di immagine e di stile dei personaggi addetti a confezionarlo (non uso a caso il termine "confezionarlo").
Gli amici giornalisti ai quali questa è diretta per conoscenza mi hanno confermato di averne già avuto numerose notizie indirette da varie fonti.
Tengo a sottolineare con loro e con tutti gli altri ai quali indirizzo queste righe che NESSUNA NOTIZIA MI E' PERVENUTA DA FONTE INTERNA AL GIORNALE, MA UNICAMENTE DA FONTI ESTERNE BEN INFORMATE. MOTIVO PER IL QUALE NON VIENE INFRANTO ALCUN PATTO DI SEGRETEZZA (PERALTRO MAI SOTTOSCRITTO SU QUESTO SPECIFICO ARGOMENTO ED EVENTUALMENTE RIGUARDANTE SOLO NOTIZIE APPRESE ALL'INTERNO DEL GIORNALE) NE' MIO PERSONALE NE' DI ALCUN ALTRO, DATO CHE SI TRATTA DI DATI NORMALMENTE CONOSCIUTI E ALTRETTANTO "NORMALMENTE" TACIUTI.

Sembra esista una giacenza di Tavole disegnate da pubblicare (e nemmeno questo è un "segreto" interno alla redazione) che ha reso necessario ridurre drasticamente il lavoro assegnato ai collaboratori esterni. Che sono sempre stati molto più che "collaboratori esterni", ma la vera spina dorsale, la struttura portante del giornale. Siamo stati noi, cioè, a "fare grande" Topolino, e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Questo comporterebbe un minimo di lealtà da parte di chi è chiamato a confezionarlo. Un minimo di TEMPESTIVA informazione che è venuta completamente a mancare.

E' in corso una drastica riduzione del lavoro per i collaboratori esterni, molti dei quali, come me, si sono dedicati esclusivamente alla Disney e con i proventi (sordidamente tirchi) derivanti dal loro lavoro campano con le loro famiglie. Qualcuno, fiutato il vento infido, ha già trovato un secondo lavoro come CAMERIERE, altri emigrano con armi, bagagli e famiglia verso la Francia, altri ancora attendono o attendevano fedeli che la crisi si risolvesse, fedeli al loro posto: come avevo fatto io.

Poiché scrivo questa lettera a titolo personale, sarà bene dica due parole di presentazione su di me:

1) collaboratore da TRENTA ANNI E ALCUNI MESI delle riviste Disney
2) più di seicento storie scritte per le varie testate (sono forse settecento, ma voglio peccare per difetto)
3) inventore delle "storie a bivi", unica vera novità apparsa sul panorama del fumetto mondiale dalla sua prima uscita
4) inventore della serie "Macchina del tempo" (contemporaneamente ma del tutto autonomamente dall'altro inventore Giorgio Pezzin, una delle migliori penne della Disney, andatosene ormai da tempo, disgustato per il modo in cui veniva trattato)
5) inventore dei "DUCKIS", delle "MAGNIFICHE QUATTRO" e di altri personaggi ancora
6) traduttore di fumetti Disney dall'americano (periodo durato non meno di due anni)
7) conferimento della "COPERTINA D'ARGENTO" per la mia carriera di sceneggiatore disneyano (massima onorificenza che attribuiva all'epoca la Disney), il secondo anno della creazione, subito dopo il conferimento della stessa al pi˘ grande sceneggiatore disneyano mondiale Romano Scarpa.

Questo per fornire una breve panoramica delle mie attività presso la Disney.

Fedele alla Disney fino all'idiozia (mia), ho accettato di non avere alcun aumento di retribuzione (misera) negli ultimi cinque anni. Quello che contava era fare un lavoro ben fatto, al meglio delle mie possibilità, sia per amore dei personaggi sia per l'amore di questa azienda matrigna che non vi corrispondeva con altrettanta lealtà.

Una larga parte di noi ricorderà bene che, nella prima riunione che segnò il passaggio dalla gestione Mondadori all'assunzione in prima persona della Disney, l'allora Presidente Bertini (presente il Direttore Generale Virri) ci promise una PERCENTUALE SU OGNI SINGOLA RISTAMPA O TRADUZIONE ALL'ESTERO del lavoro da noi svolto. Esistono in vita almeno dieci persone in grado di testimoniarlo e, a richiesta precisa e netta dello scrivente sempre nel corso della stessa riunione, tale dato venne confermato. Promessa che si rivelò poi del tutto infondata e che l'allora Presidente e Direttore Generale Umberto Virri negò, seccatissimo, fosse mai stata fatta, dandoci dei "bugiardi". Lascio a voi giudicare chi fosse "bugiardo".

Dopo lunghe lotte, ci venne concesso un miserabile 5% pagato a dicembre sulla quantità di lavoro svolto nel corso dell'anno. Un secondo contratto, due anni dopo, annullava anche questa concessione che sembrava quasi una carità.

Quando chiesi un aumento, dicendo che mi sarei accontentato anche di £ 3.000 "simboliche" a pagina, il responsabile dell'epoca (di cui, per discrezione, non dico il nome) mi disse che avrebbe considerato offensivo offrire "a una persona del mio valore" un tale ridicolo aumento. Evidentemente dimenticava che l'ultimo aumento era stato esattamente della stessa cifra.

Caricati di tutti i doveri: proporre e portare a termine un lavoro di ottima qualità... privati di qualsiasi diritto, se non quello di ricevere un piatto di ceramica a Natale.

Sollecitati a lavorare intensamente (basterà chiederne conferma al Direttore dell'epoca, di cui mi riservo su richiesta di fare il nome), stroncati nella produzione nei periodi di giacenze eccessive.

BENE! Comunque, il prodotto era ottimo...almeno fino a quando non ci si aggrappò ai computer, affermando ad esempio che "una storia simile era uscita negli anni '50". Si lavorava con passione e non solo per portare a casa la pagnotta...certo anche per quella. Ma più ancora per l'entusiasmo e un certo clima di simpatia che girava per la redazione.

Poi cominciarono ad apparire fatti sorprendenti.
Un mio soggetto venne approvato con DICIOTTO correzioni che lo snaturavano, svilivano, distruggevano...e che per motivi deontologici non volli fare. Lo stesso soggetto, parlandone tre mesi dopo con l'addetta alla supervisione, Dott.ssa Barbara Schwartz, passò SENZA ALCUNA CORREZIONE. Cioè, i DICIOTTO punti "fondamentali" corretti vennero tutti annullati e potei stendere la sceneggiatura come l'avevo prevista in origine.
Una storia natalizia di 36 (trentasei) pagine venne bocciata per UNA vignetta. Parlandone con la Direttrice Muci che non la ricordava, la storia la entusiasmò e ricordò di averla bocciata lei stessa PER QUELLA SINGOLA VIGNETTA. Le feci presente che una vignetta su trentasei pagine era meno di zero e che bastava cambiare quella. Approvò e la storia venne sceneggiata come l'avevo proposta, senza alcuna modifica a parte quella sciagurata vignetta.
Altri fatti? Critica di un soggetto dicendo che una cosa "era impossibile farla perché il protocollo la impediva rigidamente". Rimandato il giornalista a una storia precedente in cui avveniva un fatto analogo ottenni come risposta...un costernato silenzio telefonico.
Ma i fatti si sprecano e per ricordarli tutti servirebbe un'enciclopedia.

E qui arriviamo al punto più divertente. Nell'assegnazione della quantità di storie realizzabili da gennaio a ottobre, vagliando la situazione dei singoli autori, a questa persona che scrive ("Copertina d'Argento", sei-settecento sceneggiature prodotte e TUTTE pubblicate meno quelle ancora giacenti), quante ne vennero assegnate? Dieci? Nove? Otto? Valutavo, data la crisi, un numero dalle cinque alle sei, anche avendo sentito altri numeri di storie assegnate a colleghi. Beh, mi fu comunicato che me ne venivano elargite DUE!

Una carità pelosa, come diciamo a Venezia, una deliberata provocazione o un insulto?

Si fosse trattato di attendere anche mesi senza lavorare, avrei potuto accettarlo. Essere trattato come l'ultima pezza da piedi, un povero vecchio cane tignoso, no.

Tuttavia possiedo un mio stile. Con la stessa gentilezza (stavo parlando con una persona educata e gentile, un amico imbarazzato per quanto mi stava dicendo e che era solo un portavoce) con cui le due storie mi venivano offerte, le rifiutai con la lettera che tra poco seguir‡.

Perché, allora, dopo il tono che spero troverete impeccabile della mia prima lettera, i toni aspri di questa? Perché quei "signori", pronti a chiamarti quando avevano bisogno di te, non avvertirono neppure il dovere morale di una telefonata di ringraziamento per TRENTA anni di attività costante, fedele e di ottima qualità (e questo non me lo dico da me, ma lo affermarono loro nel conferimento di quella ormai famosa "Copertina d'Argento", ora sostituita da orribili topi verniciati di giallo).

I miei colleghi sceneggiatori sono sparsi per tutta Italia. Venezia, Roma, Napoli, Milano, Torino, La Spezia eccetera. Siamo una categoria disunita per necessità logistica, non certo per affiatamento e amicizia. Io dico loro: alcuni dei partecipanti a quella prima riunione ci hanno purtroppo lasciato per un mondo migliore (speriamo lo sia, almeno). Ma restiamo ancora in numero sufficiente (una quindicina) per poter testimoniare che alla prima riunione ci venne offerta una percentuale SU TUTTO IL VENDUTO IN RISTAMPA E SU TUTTE LE TRADUZIONI ALL'ESTERO. La testimonianza di ALMENO OTTO PERSONE E' VALIDA PER CONFERMARE UN CONTRATTO NON SCRITTO? E DICO OTTO PERSONE, PERCHE' SICURAMENTE QUALCUNO NON VORRA' METTERE IN PERICOLO IL SUO ORTICELLO O QUELL'OSSO CHE GLI VIENE ANCORA BENEVOLMENTE BUTTATO SOTTO IL TAVOLO E CHE SI PRECIPITA AD AZZANNARE. COSA DICE LA LEGGE IN PROPOSITO? VALE LA PAROLA DI OTTO-DIECI PERSONE CONTRO QUELLA DI DUE O FORSE DI UNA SOLA? UN CONTRATTO VERBALE, RIPETUTO E CONFERMATO SU RICHIESTA ESPLICITA DELLO SCRIVENTE, VALE QUANTO UN CONTRATTO SCRITTO O LE PAROLE SONO SOLO FLATUS VOCIS PRIVE DI SIGNIFICATO?

Odio le rivolte. Ma se mai ce ne fu una di sacrosanta, è questa. Venne mancato alla parola data, siamo stati adoperati come oggetti quando occorreva ed ora trattati con supponente degnazione...anzi NON trattati, dal momento che non siamo nemmeno degnati di una risposta.

Mi dice una fonte bene informata che la mia precedente lettera (che leggerete tra poco) non è stata l'unica. E che è in atto una "simpatica" e ipocrita congiura del silenzio. O dello struzzo: non vedo, quindi questo non esiste. Molto carino. Per questo, ingenuamente ma non troppo, ho indirizzato la prima lettera a quindici persone: pensavo che fosse difficile far sparire quindici lettere. Accipicchia, come sono ingenuo! Per questo, meno ingenuamente, ne informo adesso anche la stampa. Il "muro di gomma" è destinato a crollare, finalmente. Vediamo un po' se finalmente saremo giudicati degni di almeno un rigo di risposta o di una telefonata.

Una buona scusa? La direttrice di Topolino Valentina de Poli era a casa influenzata. Giustissimo e me ne dispiace. Tuttavia il giornale viene pubblicato ugualmente. Esistono altre figure che lo mandano avanti. Come mai NESSUNO di costoro ha sentito il bisogno di rispondere con una telefonata o una riga di email alla mia lettera?

Era una lettera gentile, che NIENTE chiedeva e non muoveva ALCUNA LAMENTELA. Vedere che nemmeno la cortesia, la gentilezza, l'umana comprensione contano minimamente, mi ha indotto a scrivere questa, che spero sia abbastanza dura per risvegliare qualcuno.

Ecco, comunque, copia della prima lettera da me indirizzata a QUINDICI persone della Disney. Dal Direttore Generale Publishing al Direttore Divisione Periodici, alla Direttrice (che purtroppo mi dicono influenzata e alla quale faccio i più sinceri auguri), al Vicedirettore, a due Caporedattori, a due Caposervizio e a giornalisti vari. O forse in Via Sandri c'era un'epidemia generale d'influenza da "gommite" (= muro di gomma)?


LA PRIMA LETTERA

Venezia, 17 dicembre 2008

Cara Valentina,

ho parlato oggi con Stefano Petruccelli. Come sempre è stato gentilissimo: è una persona che stimo molto, oltre che per la sua educazione e intelligenza, anche per la sua serietà professionale.

Stefano mi ha detto che, da oggi a tutto ottobre, mi sono state assegnate due storie. Sinceramente, mi sono messo a ridere al telefono.

Capisco chiaramente che ormai a Topolino si nutre poca stima di me. Un grande disegnatore Disney (non faccio il nome per correttezza) ha detto una volta parlando di un altro grandissimo disegnatore (Romano Scarpa): "Non si può restare maestri per tutta la vita".
Parole sante.
Ti prego di credermi, quando ti dico che ti scrivo con l'affetto e la sincerità di sempre. Io ti voglio bene fin da quando eri quasi una bambina in segreteria e ti hanno rubato la borsetta in Sardegna, ricordi? Ci siamo stretti tutti attorno a te, solidali, ed Elisa Ë andata a comprarti una borsa nuova.
NO, non ti preoccupare, puoi leggere serenamente, in questa lettera non ti chiedo niente: anzi, regalo.
Vedi, cara Valentina, io sono un guerriero e sono abituato a battermi con le armi che mi trovo in mano. Fossi un giocatore di carte (non lo sono, per fortuna), giocherei con quelle che mi danno e seguendo le regole del gioco. Se le regole non mi andassero, mica pretenderei di cambiarle a mio favore: mi alzerei dal tavolo e me ne andrei, semplicemente.
Quindi non nutro assolutamente nessun rancore (che sarebbe ridicolo), ma solo sincera amicizia e comprensione per te e il tuo difficile ruolo.

Io, alla Disney, sono stato per un lungo periodo una Superstar (lasciamo perdere, per una volta, la falsa modestia). Non ti faccio un elenco del premio, delle mie invenzioni, dei personaggi nuovi, di storie che appaiono sulle antologie scolastiche...di tutto.

Però, buttare un osso guasto a un cane che attende mendicando sotto il tavolo di un banchetto, con due pezzetti di nervo attaccati... beh, non è il mio ruolo e nel mio carattere.

Forse avrete pensato: "Questo poveraccio ha lavorato per trent'anni e mezzo per noi, diamogli una caramella!". O forse, più sottilmente: "Quando vede l'offerta offensiva che gli facciamo, se ne va per conto proprio!". O forse, a calcoli fatti, restavano solamente due storie per me?

Comunque, mi dispiace, ma non posso accettare. Sai, siamo lontani da Milano (252 km per l'esattezza) ma tra noi le notizie corrono e so quante storie sono state assegnate ad alcuni miei colleghi. Indubbiamente varranno più di me.
Ma non era forse più dignitoso da parte vostra (scusami, non vi sto giudicando, esprimo solo una considerazione) dirmi che non servo più, come avete fatto con Lino Gorlero?

Vedi, cara Valentina, io sono povero: ho due paia di scarpe, due jeans (uno estivo e uno invernale, ma pulitissimi, li lavo molto spesso) e un paio di vestiti che non mi vanno pi˘ bene perché sono ingrassato. Però mi chiamo Bruno Concina. E nessun Concina, almeno fino ad oggi, ha mai chiesto o accettato la carità. Forse io sarò il primo. C'è sempre una prima volta.

Non mi sembra il caso che io venga da te a Milano a supplicare, a mostrarti le bollette del gas, ad avere malori (come capitò qualche anno fa a un mio collega). Cosa potremmo dirci su questi punti? Certo, avrei piacere di vederti e salutarti di persona...ma il biglietto per Milano costa ormai più di quanto io possa permettermi di spendere. Smetterò di fumare, non comprerò più quotidiani, insomma spero che in qualche modo un panino e due fettine di mortadella non mi mancheranno.

Con la stessa gentilezza con cui Stefano mi ha offerto le due storie, le rimetto nelle tue mani. Penso che i miei ex colleghi saranno felici di avere un po' di lavoro in più.

Non è che mi si offrano molte alternative al lavoro con voi, lo sai bene. Ma non posso, per decoro personale, accettare un'offerta simile.

E adesso che la parte commerciale è terminata, posso finalmente dirti che ti voglio bene. Tuo


Bruno

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Ritengo fosse una lettera cortese e, più che cortese, addirittura gentile per una persona che si vede presa per i fondelli e che, DOPO TRENT'ANNI di attività si vede frustrata, umiliata, presa in giro da un'offerta inaccettabile da qualsiasi punto di vista. Era talmente compromettente darle una risposta? Era così pericoloso, tanto da far temere di rischiare la scrivania? O si aspettava il ritorno della direttrice (mi dicono influenzata) per sollevare il telefono e chiamarmi? Ho TRE telefoni: casa, studio, cellulare. Sono reperibile in qualsiasi ora del giorno e della notte. Non si chiedeva nulla di più di un gesto cortese, davanti a un rifiuto necessariamente indispensabile per non abbassarmi al rango di chi mi faceva una simile proposta che oserei definire "oscena".

Ed è tutto. Stavolta non aspetto risposte: non mi interessano. Tuttavia ritengo che sia indispensabile che noi, sceneggiatori e disegnatori, tutti uniti, ci coalizziamo in un unico gruppo per ottenere quanto ci spetta di diritto per promessa formale. Le famose percentuali su ristampe e traduzioni, prima affermate solennemente e poi negate con un motto di stizza, sufficienza, arroganza dal Presidente e Direttore Generale Dott. Umberto Virri.

Cordiali saluti.

E, a differenza di altre persone, dato che non possiedo scrivanie dalle quali temo mi si si voglia staccare a forza, mi firmo

Bruno Concina

postato da: peppegraceffa alle ore 18:28 | Permalink | commenti
categoria:fumetti, sceneggiatura
mercoledì, 20 febbraio 2008

L'idea per una storia che diventerà poi un racconto o una sceneggiatura, è sicuramente la cosa più importante nel processo di creazione di una nuova opera.

Ma avere buone idee è sempre difficile e complesso. E spesso le buone idee hanno la cattiva abitudine di non arrivare proprio nei periodi in cui c'è bisogno di esse, quando ad esempio bisogna consegnare un nuovo lavoro e le scadenze incombono su di noi come una spada di damocle.

Come si fa allora ad avere buone ( o quantomeno discrete) idee quando servono???

Personalmente, quando devo cominciare una nuova storia, comincio a riflettere su svariate situazioni verosimili o inverosimili. Lascio andare la mente  e libero la fantasia in qualunque direzione, sperando che qualcosa esca fuori. Ma in questa fase, generalmente, riesco solamente ad elaborare in maniera magari diversa vecchie idee che avevo avuto in passato, senza quindi ottenere qualcosa di nuovo che mi soddisfi, anche se qualche volta un ideuccia ci scappa.

Se però non riesco a ricavare niente in questa fase, lascio perdere, e rimando a più tardi il processo di elaborazione. Ormai infatti ho capito che insistere a sforzare la fantasia è solamente controproducente in quanto non ottengo mai nulla di buono e allo stesso tempo, rischio di essere preso dallo stress.

Lascio passare un po’ di tempo quindi e passo nuovamente alla carica magari il giorno successivo, utilizzando la mia arma segreta: la musica.

Generalmente preferisco andare in giro in macchina, dove carico i miei CD preferiti, lasciando che la musica, piano piano mi sommerga. Mi lascio avvolgere dalla musica e lascio che le mie emozioni vengano a galla con le note e mi circondino completamente.

A quel punto, come per magia, le emozioni si trasformano in idee, tramite un processo che non sono mai riuscito a capire, ma che mi porta ad immaginare, trasportato dalle più diverse emozioni che la musica mi regala, nuove situazioni per una nuova storia.

A questo punto il più è fatto. Cerco di fissare nella memoria le idee che ho avuto e successivamente le rielaboro con calma, cercando di trasformarle in bozze di storie.

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categoria:cinema, fumetti, concorsi letterari, sceneggiatura
martedì, 19 febbraio 2008

Ho da poco terminato la mia ultima sceneggiatura per un film, alla quale sono molto legato. E’ stato un processo lungo e complesso, un po’ perché il lavoro quotidiano toglie spazio ed energie alla scrittura, sia perché ho voluto che questa sceneggiatura fosse proprio come la immaginavo. Ho continuato a lavorarci modificando dialoghi, impostando diversamente alcuni personaggi, intensificando e diluendo il ritmo della narrazione,  fino a quando non mi sono sentito soddisfatto. E ciò naturalmente mi ha portato via più tempo del previsto.

Penso però che ne sia valsa la pena e il risultato mi soddisfa quasi pienamente. Quasi perché ogni volta che la rileggo trovo sempre qualche difetto, vero o presunto, che mi spinge ad apportare nuove modifiche quando invece in realtà la sceneggiatura ve bene così com’è. Mi sono imposto quindi di smettere di pensare a modifiche e, da quel momento, l’ho vista in maniera diversa e mi sono reso conto che mi piace molto.

Adesso comincerò a farla circolare tra le case di produzione sperando di trovare qualcuno che ne voglia realizzare un film.

So bene che sarà difficile in quanto (dando ovviamente per scontata la buona qualità della sceneggiatura) la situazione del cinema italiano è perlomeno imbalsamata, visto che dominano sempre gli stessi temi e lavorano sempre le stesse persone. C’è una bassissima propensione al nuovo, sia come tipologia di film, sia come autori, ma non dispero di trovare gente che voglia sfuggire a questa logica perversa e dare fiducia al mio lavoro 
postato da: peppegraceffa alle ore 16:47 | Permalink | commenti
categoria:cinema, sceneggiatura