Eccoci alla seconda parte del racconto "L'ultimo sogno"!
Buona lettura 
L’appartamento era ampio, molto più grande degli standard cittadini, si poteva quasi pensare ad uno spreco di spazio per una persona sola in un mondo sovraffollato e in una città congestionata, dove lo spazio vitale era in continua diminuzione e molta gente era costretta ad occupare asettici e angusti moduli abitativi derivati da grandi appartamenti nel palazzi più vecchi. Nell’aria c’era però un cattivo odore di chiuso e di polvere, di cibo andato a male e di fumo, e tutto l’ambiente era permeato da un estremo disordine che a volte sfociava in sporcizia. Bottiglie, piatti e bicchieri sporchi erano sparsi un po’ ovunque, e in ogni angolo della casa c’erano oggetti fuori posto come se volutamente fossero stati riposti a casaccio.
Mike si buttò su una poltrona accendendosi una sintosigaretta e aspirando profondamente. Il fumo cominciò ad addensarsi attorno al suo volto dirigendosi verso l’alto in ampie spirali azzurrognole – mmm… ci voleva – sospirò l’uomo assaporando il piacere che gli scendeva nei polmoni - chissà però come dovevano essere le vere sigarette, quelle fatte col tabacco - pensò- e chissà invece come facevano a fumarle, dovevano avere un gusto orrendo.
Si ricordò di un amico che una volta ne aveva fumata una quando era di guardia al museo e che si ostinava a ripetere che non erano male. Purtroppo però quella bravata gli costò un mese di redenzione. Chissà se ne era valsa la pena.
Proprio in quel momento un lieve ronzio annunciò una chiamata in linea. Mike accese il suo comtel e il volto del suo amico Joe apparve sul piccolo schermo del computer
- ciao Mike, scusa se ti chiamo a quest’ora – esordì Joe – è tutto il giorno che ti cerco, dove diavolo ti sei cacciato?-
- Ciao Joe, io sto bene grazie, tu come stai? – rispose Mike quasi incurante delle parole dell’amico - senti, non ho né il tempo né la voglia di produrmi in smancerie, non ti ho chiamato per sapere come stai, lo so che stai di merda, ma per parlarti di una cosa molto grave -
- ok, ok – si affrettò a rispondere Mike, di cosa si tratta? -
- non so come dirtelo per farti meno male, quindi esporrò semplicemente i fatti. Linda è scomparsa Mike, è scomparsa da quasi una settimana – lo informò Joe facendosi serio – assieme a quel suo amico, come lo chiami tu -
- bè, saranno da qualche parte a scopare – rispose ironicamente l’amico
- No Mike sono scomparsi davvero. Abbiamo ricevuto una segnalazione dall’ospedale in cui lavoravano, li abbiamo cercati dappertutto, abbiamo interrogato amici e parenti, siamo stati nei posti che di solito frequentavano, abbiamo rovistato tra i movimenti bancari e tra le connessioni in Rete ma niente, non siamo riusciti a trovarli.
Mike sentì il pungolo d’acciaio che riprendeva improvvisamente a tormentargli le viscere e con una intensità che forse nemmeno dieci bicchieri di morfocaina avrebbero potuto interrompere
- che diavolo stai dicendo Joe, dov’è Linda? che le è successo? – chiese mentre seduto nervosamente nella sua poltrona stava letteralmente divorando la sua sintosigaretta.
- conosci il movimento del reverendo Carter? - chiese Joe all’amico
- si, è quella setta che predica l’abbattimento delle mura della città e la totale apertura agli esterni –
rispose Mike non riuscendo a simulare il disgusto che traspariva dal suo viso contratto
- più precisamente loro credono che dovremmo aprire gradualmente la città agli esterni, far conoscere loro la nostra tecnologia ed aiutarli a diffonderla in modo che migliorino le loro condizioni di vita e che in tal modo, in futuro si possa giungere ad una pacifica convivenza – lo corresse Joe,- si d’accordo, ma che c’entra Linda in tutto ciò? - chiese Mike sempre più agitato
- devi sapere che quell’amico di Linda, Fred Bowman, è un convinto seguace del reverendo Carter e riteniamo che abbia coinvolto nel movimento anche la tua ragazza.
Pensiamo inoltre che Bowman e Linda siano usciti dalla città, come altri del Movimento prima di loro, per contattare gli esterni, o meglio, un fantomatico capo degli esterni americani, per stabilire delle relazioni pacifiche e amichevoli. -
Il giovane ufficiale si accasciò quasi senza forze sulla poltrona; il pungolo era ormai diventato un palo arroventato ed era ormai completamente penetrato dentro di sé arrivando a lacerargli il cuore e i polmoni; faceva fatica a respirare e a rimanere concentrato mentre il dolore allo stomaco si faceva sempre più acuto; avrebbe voluto vomitare ma restò fermo e immobile per un tempo che gli parve infinito; gli occhi sbarrati e fissi sul nulla, la bocca aperta in un muto grido di dolore, le braccia inerti come un robot spento;
- mi dispiace Mike, continueremo a cercarli ancora in città ma presto saremo costretti a interrompere le ricerche – le parole gli giunsero da lontano come da un nero abisso ma ad un tratto esplosero nella sua mente come una scarica di adrenalina.
Non era vero, non poteva essere vero, pensò, aveva già perso una volta la donna che amava e aveva sostituito il suo amore con l’affetto bugiardo della morfocaina; non poteva perdere Linda un’altra volta.
I suoi occhi si posarono sull’amico che gli stava di fronte mentre una sorda rabbia gli invadeva il cervello rendendolo lucido come non mai; non poteva rassegnarsi di nuovo, questa volta non si sarebbe rassegnato, questa volta avrebbe lottato, fino alla fine se necessario, per la donna che amava, come un antico cavaliere che in sella al suo destriero combatteva contro il drago per liberarem l’amata principessa rinchiusa nel castello.
La rabbia e la determinazione presero definitivamente il posto della sofferenza e della
rassegnazione e Mike Corser scoprì di essere tornato improvvisamente ad essere quello che era; in una frazione di secondo smise i panni dell’uomo distrutto e drogato che era fino a qualche minuto prima e riprese a indossare le vesti del Capitano Corser, ufficiale dell’esercito federale e uomo innamorato, l’unico in grado di ritrovare la sua donna e salvarla dal drago.
Continua...